20
dic
2016
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Cappotto bordeaux e un po’ di rock

Cappotto bordeaux e un po’ di rock

Tutti noi siamo a caccia di ispirazioni. Chi in maniera consapevole, chi no. Per alcune delle persone che lo sono in maniera consapevole, la caccia di ispirazioni diventa spasmodica. Quasi una motivazione fondamentale, che non può prescindere dalla creatività.

Funziona così per quelle persone che hanno perennemente un fuoco che brucia dentro, la cui essenza è fatta di scintille che pervadono con il loro calore tutto il corpo e le vene – in senso metaforico, s’intende- e fanno brillare gli occhi di quella strana luce beffarda.

Vi siete mai chiesti da dove vengono le ispirazioni? Per chi è creativo vi sono situazioni particolari che sono vere e proprie fucine di idee: un concerto, per esempio. La musica è una di quelle cose che più al mondo muove le emozioni. Fa nascere desideri, crea nuovi stati immaginari.

Ci pensavo proprio ieri mattina, in macchina, all’alba, mentre mi recavo al lavoro. Temperatura sottozero, nebbia e alberi bianchi per via del ghiaccio. Paesaggio quasi artico. Una situazione sicuramente che non suscita allegria, se poi aggiungi il pensiero delle rogne lavorative che di li a poco ti assaliranno una volta giunta a destinazione. Poi la svolta improvvisa: la radio che inaspettatamente ha trasmesso Heartbreaker dei Led Zeppelin con le sue note di basso caldo e vibrante. In piena atmosfera psichedelica, come si fa a non farsi un viaggio mentale fantastico con dei pezzi così? La musica è il più grande sballo che possiamo avere, come possiamo aver bisogno di altro?

I Beatles, in piena atmosfera psichedelica britannica di fine anni sessanta, dicevano che proprio quell’atmosfera doveva semplicemente riportare le persone a rivivere e rievicare le emozioni e i sogni dei bambini. Una sorta di sindrome di Peter Pan. A questo si riferivano quanto cantavano di alberi di mandarino e cieli di marmellata in Lucy In The Sky With Diamonds.

Brano che poi ha peraltro fatto da colonna sonora alle scoperte fatte dai miei colleghi antropologi, che tra un viaggetto e l’altro in jeep (e suppongo qualche fumata strana) hanno trovato i resti dell’australopiteco più famoso, quello che ha scritto un gran pezzo di storia naturale dell’Uomo, e che è stato chiamato come me. La musica ha ancora una volta ispirato.

Che poi io mi chiedo… chissà perchè proprio i mandarini… Quel tangerine misterioso ritorna anche a intitolare un brano dei Led Zeppelin. Loro si, che sono stati grandi ispiratori. Se penso si miei alunni, che non sanno nemmeno chi sono i Led Zeppelin. Se penso che oggi ormai pochi musicisti sanno ricreare brani così. Bassi che da soli bastavano per creare un’atmosfera, una sensazione, come se parlassero. Riff di chitarre capaci di cullarti e ipnotizzarti, toccando le corde più profonde e nascoste della tua anima. Sono nostalgica, ma oggi non è più così. Chi come me è cresciuto a pane, salame e rock sa bene di cosa sto parlando. Come faranno a crescere senza queste belle emozioni sane i giovanissimi d’oggi? Con fugaci impulsi digitali. Con suoni non strutturati dal profondo, poco originali e poco di cuore, concepiti per un consumo veloce, una depeche mode, insomma.

Noi bloggers, a proposito di mode veloci ne sappiamo qualcosa, vero?

Per un look nella nebbia ho sentito il bisogno di un colore, il bordeaux (che i puristi fashionisti chiamerebbero burgundy), che tra le varie gamme di grigi, beige e testa di moro, rappresenta forse più di tutti la mia idea di inverno. Un caldo cappottino in lana sopra a un altrettanto caldo maglione bianco panna, per una veloce e congelata sessione fotografica.

E poi via, di nuovo, ad ascoltare altro rock. E’ il solo cibo di cui ora ho bisogno.

Indosso/wearing:

total look by Extrò Abbigliamento, via Roma, Crevalcore (BO)

ciondolo/necklace: Bijou Brigitte

borsa/bag: Louis Vuitton

 

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